Il Governo gioca pesante per fare cassa

Nella nuova Legge di Stabilità il governo ha inserito il bando per 22 mila sale giochi. La parola “scommesse” trova spazio solo sulle agenzie di stampa, e annega nelle cronache, fino a scomparire. Quanto al termine specifico, “azzardo”, sembra essere diventato inesistente.
Si vuole usare il termine di GIOCO per parlare di gioco d’azzardo.
Ma l’azzardo non è mai un gioco, avvelena, massacra e usura la vita di persone, famiglie e imprese.
Eppure la notizia era stata in qualche modo anticipata. Gli inquirenti antimafia calabresi, nel luglio scorso, avevano portato alla luce i piani con cui i capi della ’ndrangheta, già presenti nel settore, come altri malavitosi d’ogni affiliazione , pregustavano un prossimo bando statale, preparandosi a occupare un altro pezzo di “azzardo legale”.

I danni dell’azzardo sono visibili, sempre di più, e in modo sempre più duro e triste. I media e la buro-politica hanno il potere di dire basta.
Che razza di Stato è quello che premia al Quirinale l’uomo che più combatte i giochi d’azzardo e subito dopo spalanca la porta a 22.000 nuovi «punti gioco» destinati a rovinare altre centinaia di migliaia di italiani ?
«Basta, basta, basta! Non ne possiamo più di queste ipocrisie!», tuona don Luigi Ciotti e ha ragione; serve urgentemente una regolamentazione del settore per ridurre il gioco e combattere l’illegalità». Due anni fa’ Matteo Renzi firmò’ la proposta di legge di iniziativa popolare dell’Idv contro lo «Stato biscazziere». Bacchettò i parlamentari pd che avevano votato un emendamento che puniva i Comuni i quali, frenando il dilagare delle slot machine, avevano rinunciato agli incassi del gioco d’azzardo.

Don Ciotti dice di no: «È inaccettabile che di qua si denunci la crescita delle ludopatie e di là si continui a spingere il gioco. È una ipocrisia. E lo sanno». Il primo a dargli ragione, per paradosso, è il sito del ministero della Salute dove si legge, testuale: «La ludopatia non è solo un fenomeno sociale, ma è una vera e propria malattia, che rende incapaci di resistere all’impulso di giocare d’azzardo o fare scommesse». Di più: «La ludopatia può portare a rovesci finanziari, alla compromissione dei rapporti e al divorzio, alla perdita del lavoro, allo sviluppo di dipendenza da droghe o da alcol fino al suicidio».

Gli italiani, che giocavano 4 miliardi nel 2000, ne hanno giocati l’anno scorso «legalmente» 84,5. Vale a dire oltre un decimo della spesa complessiva delle famiglie, pari a circa 800 miliardi. E va già un po’ meglio che nel 2012, quando la crisi spinse i giocatori a puntare quattro miliardi in più.
E’ un controsenso pensare che le campagne pubblicitarie che dissuadono dalla dipendenza dal gioco ci martellano ogni giorno e poi si utilizzano queste attività per pareggiare i conti economici.
Porta alla perdita del lavoro, al divorzio, al suicidio, all’alcolismo e alla dipendenza da droghe, senza togliere la violenza sulle compagne e sui figli. La disperazione per la perdita dei soldi giocati porta l’individuo a derubare la propria famiglia.